Se avete adottato o state per adottare un cucciolo da un allevamento serio e registrato, vi sarà stato detto che i genitori sono sottoposti a test genetici e che risultano negativi a FIV e FELV.
Si tratta di informazioni fondamentali nella valutazione di un allevamento. Tuttavia, nominate insieme, possono far pensare che i test genetici e i test per FIV e FELV siano collegati tra loro o abbiano lo stesso valore nel tempo, cosa che non è corretta.
In realtà si tratta di due ambiti diversi, ed è fondamentale distinguerli chiaramente: Il test genetico riguarda patologie ereditarie ed è definitivo, perché descrive un patrimonio che non cambia nel tempo (ne parlo in modo approfondito in questo articolo).
FIV e FELV, invece, sono due infezioni virali. Non sono ereditarie, perché non fanno parte del patrimonio genetico, ma sono trasmissibili.
Perché è difficile trovare informazioni concrete su FIV e FELV nel gatto?
Molti contenuti online su FIV e FELV parlano di randagi, colonie feline e gatti che vivono all’esterno. Questo può rendere difficile orientarsi per chi vive con un gatto di casa, perché i contesti di rischio non sono gli stessi.
Il risultato è spesso uno di questi due estremi:
• paura eccessiva anche in assenza di rischi concreti
• senso di sicurezza totale che porta a sottovalutare alcune situazioni
La realtà è più sfumata e va raccontata senza semplificazioni, tenendo conto dei diversi contesti di vita e delle reali modalità di trasmissione.
FIV e FELV nel gatto: due virus diversi e modalità di trasmissione differenti
Informarsi è il primo passo per proteggere chi vive con noi. Ma quando si parla di FIV e FELV, è fondamentale trasmettere informazioni corrette, aggiornate e contestualizzate alla vita reale di un gatto di famiglia.
FIV: Virus dell’Immunodeficienza Felina
La FIV colpisce il sistema immunitario rendendo il gatto più vulnerabile a infezioni e patologie secondarie. Non è il virus in sé a causare i sintomi più gravi, ma l’indebolimento progressivo delle difese immunitarie, che riduce la capacità dell’organismo di combattere in modo efficace anche infezioni comuni.
Si tratta di un virus specifico del gatto, che non è in alcun modo trasmissibile all’uomo.
La trasmissione avviene principalmente attraverso morsi profondi, in cui la saliva infetta entra direttamente nel circolo sanguigno. Si tratta di una dinamica tipica delle lotte territoriali, soprattutto tra maschi adulti non sterilizzati.
Durante l’accoppiamento il maschio trattiene la femmina mordendole il collo. Questo comportamento può far sorgere dubbi sulla possibilità di contagio, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una presa superficiale, non sufficiente a provocare ferite profonde.
La trasmissione dalla madre ai cuccioli è considerata possibile ma rara. Può verificarsi se la gatta si infetta durante la gestazione o l’allattamento, mentre le gatte già positive prima della gravidanza partoriscono nella maggior parte dei casi cuccioli non infetti.
Per questo motivo la FIV è rara in contesti di convivenza stabile e in allevamenti seri, dove i soggetti sono testati e la gestione riproduttiva è controllata, mentre è più comune nei gatti che vivono situazioni di conflitto e competizione.
FELV: Virus della Leucemia Felina
La FELV ha un comportamento diverso rispetto alla FIV e può avere un impatto più diretto sull’organismo. Può colpire il sistema immunitario, il midollo osseo e altri organi, e la sua trasmissione è più semplice.
In questo modo il virus può compromettere non solo le difese immunitarie, ma anche la normale produzione delle cellule del sangue.
Il virus può passare attraverso saliva, secrezioni nasali, grooming reciproco, condivisione prolungata di ciotole e lettiere, oltre che dalla madre ai cuccioli durante la gestazione o l’allattamento.
I sintomi che dovrebbero allarmare
Uno degli errori più comuni è pensare che FIV e FELV si manifestino sempre in modo evidente. In realtà entrambe le infezioni possono restare silenti per mesi o anni, soprattutto in gatti giovani e ben seguiti.
Per questo, il primo strumento di prevenzione non è il test ripetuto a caso, ma osservare e riconoscere eventuali cambiamenti nel comportamento del gatto, non solo da un giorno all’altro ma anche nel tempo.
I segnali che meritano attenzione, comuni sia alla FIV sia alla FELV, sono:
infezioni respiratorie ricorrenti anche se lievi
gengiviti o stomatiti difficili da risolvere
perdita di peso non giustificata da cambi alimentari
stanchezza insolita o riduzione dell’interesse per il gioco
disturbi intestinali cronici come diarrea intermittente
febbre che compare e scompare
ferite o infezioni cutanee che faticano a guarire
Nel caso della FELV possono comparire anche:
anemia
ingrossamento dei linfonodi
maggiore predisposizione a infezioni opportunistiche o patologie tumorali
In presenza anche di uno solo di questi segnali è importante rivolgersi al veterinario.
Se esiste la possibilità che il gatto abbia avuto contatti con altri gatti, è utile informare il veterinario e valutare il test per FIV e FELV.
Cure e vaccini
Quando si parla di FIV e FELV è importante chiarire anche cosa è disponibile in termini di prevenzione e trattamento.
Attualmente esiste un vaccino solo per la FELV, che può essere valutato dal veterinario nei gatti negativi esposti a un rischio reale di contagio. Il vaccino non è necessario in tutti i casi, ma rappresenta uno strumento utile in specifici contesti di convivenza o di esposizione.
Per la FIV non esiste un vaccino, né una terapia in grado di eliminare il virus dall’organismo. Tuttavia, l’assenza di una cura non significa assenza di possibilità: molti gatti FIV o FELV positivi possono vivere a lungo e con una buona qualità di vita grazie a una gestione attenta e personalizzata.
Non si tratta di vivere nella paura, ma di evitare esposizioni inutili. In un gatto con difese immunitarie ridotte, anche infezioni comuni possono avere un impatto maggiore.
L’approccio oggi non è “curare il virus”, ma sostenere l’organismo, prevenire le complicazioni e intervenire precocemente quando necessario.
Una base solida, da proteggere nel tempo
Un gattino proveniente da un allevamento responsabile viene ceduto con genitori testati negativi per FIV e FELV. Questo significa partire da una base solida e sicura.
La negatività iniziale, però, non è uno scudo. Sta a noi prestare attenzione a eventuali situazioni di rischio, ad esempio testando un nuovo gatto prima dell’ingresso in famiglia o verificando che una pensione felina richieda l’esibizione dei test sanitari prima dell’accoglienza.
Il gatto da appartamento è al sicuro?
Dopo aver chiarito come si trasmettono FIV e FELV, una domanda resta centrale nella vita quotidiana di molte famiglie:
il gatto da appartamento è al sicuro?
Un gatto che vive esclusivamente in casa e non ha contatti con altri gatti non ha rischio di contrarre la FIV.
Il contagio è legato quasi esclusivamente a morsi profondi tra gatti e, in assenza di questi contatti, non si verifica.
La FELV richiede invece una riflessione più ampia.
Un gatto che vive in appartamento può essere protetto finché non vi sono contatti diretti con altri gatti. Tuttavia, a differenza della FIV, la FELV può trasmettersi anche attraverso la convivenza quotidiana.
Il rischio cambia quando entrano in gioco nuovi animali non testati, accoglienze temporanee o contatti prolungati con altri gatti. In questi casi, è necessario valutare la situazione in modo consapevole, basandosi su eventi reali e non su presupposti automatici.
Guinzaglio, cane di casa e rischi indiretti sottovalutati
Sempre più famiglie scelgono di portare il proprio gatto al guinzaglio. È una possibilità che può essere vissuta serenamente, se affrontata con consapevolezza.
Un gatto al guinzaglio può entrare in contatto con ambienti frequentati da altri gatti e con tracce biologiche lasciate sul territorio. Il rischio di trasmissione resta basso, ma non è nullo, soprattutto per la FELV, che può diffondersi più facilmente in contesti di contatto prolungato.
Anche la presenza di un cane che esce regolarmente è una variabile da considerare. Il cane non si ammala di FIV o FELV, ma può trasportare indirettamente secrezioni infette su pelo e zampe, portandole all’interno dell’ambiente domestico.
Questi non sono motivi per rinunciare a esperienze o convivenze, ma elementi da conoscere per fare scelte più consapevoli e adattate alla propria situazione familiare.
Convivere con un gatto FIV o FELV positivo oggi
Ricevere una diagnosi di positività è un momento delicato. Oggi, però, la gestione è molto diversa rispetto al passato.
Un gatto FIV positivo può vivere a lungo con una buona qualità di vita, se seguito correttamente. Ridurre lo stress, garantire una nutrizione adeguata, curare l’igiene orale e programmare controlli regolari sono elementi fondamentali.
La convivenza con altri gatti negativi è possibile quando l’ambiente è stabile e non aggressivo. La FIV, infatti, non si trasmette attraverso la condivisione di ciotole o lettiere.
Nel caso della FELV, la convivenza tra un gatto positivo e gatti negativi comporta un rischio concreto di trasmissione. Nella vita quotidiana è difficile, se non impossibile, evitare la condivisione di ciotole, superfici e momenti di grooming.
In assenza di separazione fisica stabile, la vaccinazione dei gatti negativi rappresenta l’unico strumento di protezione attiva, pur sapendo che non garantisce una protezione assoluta. Per questo motivo, ogni scelta va valutata con grande attenzione insieme al veterinario.
In entrambi i casi, è importante limitare le esposizioni a rischio evitabili. Un sistema immunitario più fragile rende il gatto meno capace di difendersi anche da infezioni comuni.
Ambienti puliti, routine stabili e una gestione attenta delle convivenze contribuiscono a ridurre il rischio di complicazioni, in particolare quando in casa sono presenti animali non in buona salute.
Alimentazione, ambiente e stress: i tre pilastri della gestione
In presenza di FIV o FELV, la qualità della vita del gatto dipende in larga parte dalla gestione quotidiana.
Un’alimentazione adeguata, valutata insieme al veterinario o a un nutrizionista, sostiene il sistema immunitario e aiuta l’organismo a rispondere meglio alle difficoltà.
Un ambiente sereno e organizzato riduce lo stress, che può avere un impatto significativo sulle difese immunitarie.
Routine prevedibili e arricchimento ambientale aiutano il gatto a sentirsi più tranquillo, attivo e stabile nella vita di tutti i giorni.
FIV e FELV: domande frequenti
Un gatto FIV o FELV positivo può vivere bene?
Sì, molti gatti positivi possono vivere a lungo e con una buona qualità di vita, se seguiti correttamente e inseriti in un ambiente sereno.
FIV e FELV si trasmettono all’uomo o ad altri animali?
No. FIV e FELV colpiscono solo i gatti e non sono trasmissibili all’uomo né ad altre specie.
Un gatto che vive in casa è al sicuro?
Sì, se non ha contatti con altri gatti. Il rischio cambia solo in presenza di nuovi gatti non testati o contatti con felini esterni.
Esiste un vaccino contro FIV e FELV?
Esiste un vaccino solo per la FELV. Non esiste un vaccino per la FIV né una cura che elimini il virus.
Gli integratori possono aiutare?
Gli integratori possono essere utili come supporto in periodi di stress o fragilità, ma non sostituiscono una corretta alimentazione né curano il virus.
Spero che questo articolo vi sia stato utile
Non ho voluto minimizzare né indorare la pillola. L’argomento è serio e importante, e meritava di essere spiegato con chiarezza e senza semplificazioni.
FIV e FELV sono due virus importanti e, ad oggi, non curabili. Allo stesso tempo, è importante sapere che non sono facili da contrarre, soprattutto per i gatti che vivono in casa e non hanno contatti con altri gatti.
Informarsi, osservare il proprio gatto e fare scelte consapevoli è spesso il modo più semplice per proteggerlo.
Con amore e incanto,
Monica Whitewillow

